LATTE: MOMENTO FAVOREVOLE, MA NESSUN BENEFICIO PER LE TASCHE DEGLI ALLEVATORI


La Sezione di Prodotto Lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza fa il punto su mercato e politiche

Si è riunita mercoledì 7 febbraio la sezione di prodotto Lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza. Più che articolato l’ordine del giorno: dall’obbligo di ricetta elettronica al registro dei farmaci informatico, alle considerazioni sulla direttiva nitrati, ai progetti di innovazione tecnologica. Derubricate le problematiche contingenti l’attenzione degli intervenuti si è concentrata sull’andamento del mercato. “Uno spot radiofonico di una nota marca di latticini di alta gamma – ha detto Alfredo Lucchini, allevatore di Calendasco e componente del Consiglio direttivo dell’Associazione - sottolinea l’economicità dei propri prodotti, pur assicurando l’eccellenza per tutti gli aspetti ambientali, di benessere animale e sociali. Si va pericolosamente verso un mercato che pone in capo ai produttori l’obbligo di fornire garanzie e standard, prima facoltativi, senza che ne siano indennizzati i costi. La marginalità è incassata dalla distribuzione, il consumatore è soddisfatto dei prezzi contenuti e l’agricoltore è protagonista di azioni di marketing che si giocano sulla sua competenza e sulle garanzie che è in grado di fornire, ma non svolge alcun ruolo nella determinazione del prezzo”. “Condivido! - ha rimarcato Elena Ferrari, presidente della Sezione di Prodotto - Nel momento in cui una dotazione diviene “di base” l’acquirente la pretende senza pagare alcun surplus. Aggiungo che pur di assecondare l’idea comune si stanno portando avanti indicazioni che ben poco hanno a che vedere con l’effettivo benessere animale o il rispetto dell’ambiente. L’idea dominante è quella promossa dai media, che nella maggior parte dei casi passano messaggi e visioni filtrate da animalisti e ambientalisti. Tutti i consumatori dovrebbero capire che “la mucca che pascola libera” non assicura benessere perché l’animale al pascolo non è protetto dal caldo e dal freddo, dalle malattie, dagli insetti e non è sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico”. Numerosi studi scientifici (come quello pubblicato nel 2009 da Capper, Cady et al.) dimostrano come gli allevamenti da latte dal 1950 ad oggi abbiano ridotto di più del 60% le emissioni di anidride carbonica contestualmente al miglioramento di più del 70% dell’utilizzo dell’alimento, dell’acqua e del terreno da parte delle bovine. La grande efficienza degli allevamenti intensivi dipende dalla loro sostenibilità ambientale (che è tanto di moda!) e dalla sostenibilità economica (negli ultimi 20 anni, il 91% delle aziende che hanno chiuso produceva meno di 10 t/anno di latte). La sezione di prodotto unanimemente ha sottolineato che gli allevamenti intensivi sono costantemente e ingiustamente messi sotto accusa. Nella promozione del Made in Italy dovrebbero essere rappresentati sia tutto il know-how nel trasformare le materie prime, tipico del nostro Paese, sia l’eccellenza della nostra agricoltura. “Si è perso il contatto con la realtà e quindi la consapevolezza di come si producono gli alimenti. Solo gli allevamenti moderni, per tecnologie, processi e dimensioni, riescono a realizzare le economie di scala necessarie per produrre alimenti a prezzi accessibili a tutta la popolazione, a garantire l’approvvigionamento di cibo di qualità e in quantità adeguate per una popolazione mondiale in crescita. Sono queste – ha sottolineato Ferrari - le cose che vanno comunicate.” “Nessun allevatore che si possa definire tale – ha detto Lucchini - si è mai divertito a usare farmaci, a far soffrire gli animali e a infrangere norme ambientali; ne va della nostra responsabilità imprenditoriale. Da più generazioni investiamo nello sviluppo delle nostre aziende anche funzionalmente al costante miglioramento di questi fattori, certo le ridotte marginalità costituiscono un freno. Va poi detto che talvolta alcune pratiche, agli occhi dei consumatori più emotivi, sembrano apparentemente ledere il benessere dell’animale, invece lo tutelano: come ad esempio la gestione dei vitelli appena nati in box singoli, pratica che, tra l’altro, ha anche analogie con le culle dei bambini”. Sulle dinamiche di prezzo i presenti hanno concordato con le considerazioni finali del presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini che ha sottolineato: ”Il mondo chiede latte; le quotazioni del latte spot (44.33 cent/l) sono ottime, il mercato cinese ha assorbito le scorte del latte in polvere, c’è poca pressione del latte tedesco e le quotazioni del Grana Padano sono in crescita: registriamo una rara concomitanza di tutti gli indicatori favorevoli affinché possa essere riconosciuto un buon prezzo del latte alla stalla e invece non sta accedendo nell’immediato”. “Auspichiamo che sulla base di queste buone premesse ci siano almeno segnali in prospettiva e di medio periodo nei mesi a venire - gli ha fatto eco Lucchini - per questo sarebbe opportuno valutare il contesto appena descritto prima di effettuare scelte contingenti”. “Siamo arrivati a dicembre producendo meno – ha ricordato Gasparini - vincolati, per quanto riguarda il Grana Padano, a un controllo delle produzioni che il mercato non giustifica e con prezzo del Grana lontanissimo da quello del Parmigiano. Avevamo chiesto di sistemare la politica produttiva in funzione della produzione e non del resto. Non è avvenuto. Sicuri che questo danno alle stalle sia servito?”




Elena Ferrari - Presidente della Sezione di Prodotto Lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza

 




  • 12/2/2019   -   54 letture  
  • Stampa questo articolo Stampa