CONCIMARE BENE: PRATICA FONDAMENTALE PER LA SALUTE DEL SUOLO


Successo per il seminario tecnico di Confagricoltura

Sala gremita e alto interesse per il seminario tecnico “Concimare Bene” organizzato da Confagricoltura Piacenza venerdì 25 aprile su tecniche e modalità di fertilizzazione dei suoli che ha visto relatori Vincenzo Tabaglio - docente di Agronomia presso la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza e Andrea Fiorini, assegnista di ricerca nel medesimo ateneo. “Concimare bene – ha esordito Tabaglio – significa fare un’agricoltura che tiene conto sia della redditività che della tutela dell’ambiente: è un’agricoltura conservativa, che fa collimare le esigenze agronomiche con quelle ambientali”. Il professore ha illustrato ai presenti le specificità delle diverse tipologie di fertilizzanti sottolineando quanto sia fondamentale preservare la sostanza organica dei suoli. Se pollina e fertilizzante chimico apportano elevate quantità di azoto immediatamente disponibile è grazie alla sostanza organica che si mantiene la fertilità del terreno nel tempo. “Per fare un bilancio dell’azoto, alla base di una buona programmazione delle concimazioni - ha sottolineato Tabaglio – è necessario partire dall’analisi del terreno, integrandola con la stima dell’azoto pronto, della mineralizzazione, della quota proveniente dai residui colturali e dalle concimazioni precedenti, ecc. Da questi fattori, funzionalmente alle colture in campo e ai loro fabbisogni azotati, saprò quanto ne fornisce il “sistema terreno” e quanto ne devo fornire per colmare la differenza”. I tempi e i modi di apporto dei fertilizzanti necessari, hanno illustrato gli esperti, sono frutto delle buone pratiche agrarie e sono stati approfonditi e perfezionati attraverso analisi sperimentali. “Uno dei fenomeni che portano alla riduzione della sostanza organica – ha spiegato Tabaglio - è il mancato apporto di letame, un ammendante straordinario perché ricco dell’azoto residuale, che permane nel terreno per essere disponibile alle colture lungo un buon lasso di tempo.
Chi oggi ha un buon livello di sostanza organica nei terreni deve essere riconoscente al proprio agroecosistema, quindi anche alle modalità di coltivazione che ha messo in atto. Gli esperti hanno anche illustrato attraverso i risultati sperimentali il positivo ruolo svolto dalle cover crop (colture di copertura). “Purtroppo – ha sottolineato Tabaglio – non ci è stato concesso di sperimentare la concimazione organica su cover crop, ma abbiamo riscontrato risultati positivi anche solo introducendo cover crop intercalari tra una coltura e l’altra. La questione merita di essere approfondita, magari prevedendo apposite azioni sperimentali nella prossima programmazione dei Psr”. “Le cover crop assorbono azoto attraverso il proprio apparato radicale - ha spiegato Fiorini – lo assimilano ed essendo poi lasciate in campo con una minima lavorazione del terreno costituiscono una riserva di azoto per le colture successive, al contempo, attraverso gli stocchi che si deteriorano, mantengono la porosità e la struttura del suolo”. Gli studi illustrati con dovizia di particolari hanno posto in evidenza anche l’importanza dei tempi di fertilizzazione in funzione della temperatura e dello stato del terreno. Una prova, in particolare, ha sollevato la curiosità dei presenti, tra cui numerosi agronomi (l’iniziativa era patrocinata dall’ordine di Piacenza), dato che ai ricercatori è stata concessa una fertilizzazione in deroga durante il periodo di divieto di gennaio. “Abbiamo operato considerando particolari condizioni – ha precisato Fiorini – per cui non è possibile, da una singola prova sperimentale derivarne una norma. Ma, date le condizioni stabilite, che, ripeto, erano ben precise: con terreni in tempera, non ghiacciati e asciutti, i risultati sono stati di un buon assorbimento dell’azoto da parte della coltura ed assenza di lisciviazioni. Oltretutto le temperature basse hanno ridotto le emissioni di ammoniaca”. Il particolare non è sfuggito al presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini, che intervenendo per le conclusioni ha dapprima ringraziato i relatori e Giovanni Marchesi, vicedirettore di Confagricoltura Piacenza e responsabile dei serviti tecnici che ha coordinato l’evento, e non ha mancato di sottolineare come certe norme, come la direttiva nitrati, sviliscono il saper fare degli agricoltori. “Ho capito – ha sottolineato Gasparini – che, come avevamo detto, con le condizioni che avevamo a gennaio sarebbe stata una buona cosa poter distribuire i reflui sui terreni, mentre qualche burocrate ha deciso a tavolino che a gennaio fa freddo e piove, peccato che nella realtà sia piovuto a novembre. Poi ci parlano di agricoltura “smart”, termine che dovremmo rifiutare appellandoci alla nostra tradizione e alla nostra cultura. La nostra lingua è quella di Dante e del dolce stil novo, “smart” non ci rappresenta”.

                               
                                                  
Vincenzo Tabaglio - docente di Agronomia presso la facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università Cattolica di Piacenza


                                                  
                                                                                                      Pubblico in sala





  • 30/1/2019   -   277 letture  
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