A CENA CON LA SCIENZA- MORANDINI I BREVETTI AGEVOLANO LO SVILUPPO


Tra post-verità e brevetti il nesso è meno labile di quanto potrebbe sembrare, ad illustrarlo efficacemente ci ha pensato Piero Morandini, Ricercatore al Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, che al secondo appuntamento in programma per il ciclo A Cena con la Scienza ha parlato di proprietà intellettuale e brevetti nel settore vegetale e biotecnologico. Morandini ha spiegato cosa siano i brevetti e quali siano le caratteristiche essenziali per ottenerli (novità, utilità e non-ovvietà), e come la loro durata limitata e il rendere pubblici da subito i dettagli dell’invenzione aiutino lo sviluppo di nuovi prodotti. Proprio i brevetti, insieme a altri fattori, sembrano essere alla base dell’aumento formidabile di ricchezza che si è verificato nei paesi industrializzati negli ultimi 200 anni. “La percezione comune è che i brevetti nel settore vegetale e biotecnologico siano uno strumento con cui le multinazionali (solitamente accusate di avidità) strangolino i contadini del terzo mondo – ha precisato il professore -, ma non è così. E’ piuttosto, l’uso a fini di lucro di qualcosa che altri hanno inventato, prima che l’inventore abbia recuperato il suo investimento, che è una forma di furto. Quando un inventore è protetto nel suo sforzo inventivo, sarà più facilmente disposto ad investire tempo e denaro trasformandosi in imprenditore creativo”. Non è sempre facile stabilire il giusto grado di protezione della proprietà intellettuale, perché è un equilibrio tra la remunerazione dell’idea e il beneficio che si riversa alla società per diffusione dell’innovazione. “Come sosteneva Abramo Lincoln – ha ricordato Morandini – il sistema dei brevetti (che in Italia trova la prima normativa di riferimento da parte del senato di Venezia nel 1474) ha aggiunto la benzina dell’interesse al fuoco del genio”. I brevetti che riguardano organismi hanno poi proprie specificità e sono di concezione piuttosto recente: il primo brevetto biologico si deve a Luis Pasteur (1873) che brevettò un lievito privo di germi come prodotto di fabbricazione, mentre nel 1980 fu registrato il primo brevetto biotech relativo ad un microrganismo in grado di degradare il petrolio. “Le varietà vegetali ed animali non sono considerate invenzioni ma scoperte – ha spiegato Morandini -. La forma con cui viene protetta la proprietà intellettuale in campo vegetale si chiama privativa UPOV dal nome della convenzione sottoscritta da oltre 170 paesi”. L’Italia ha recepito la convenzione UPOV nel 1978, aggiornata diverse volte negli anni successivi. La tutela di una nuova varietà può essere richiesta solo per l’Italia o per tutta la UE. Ad oggi sono più di 10.000 le varietà iscritte nel Registro Europeo delle Varietà Vegetali. 75.000 titoli in 65 nazioni. Per ottenere i diritti del costitutore, una varietà deve essere: nuova, distintiva, uniforme e stabile. La durata dei diritti è ventennale tranne che per piante arboree che è estesa a 30 anni. Se la varietà vegetale possiede anche caratteri frutto di ingegneria genetica, allora questi caratteri (e solo quelli) possono essere coperti da brevetto. “Abbiamo diversi esempi di innovazione biotecnologica che hanno portato (es. mais Bt resistente agli insetti) o che potranno portare benefici alla società, come nel caso della canna da zucchero transgenica che accumula il doppio di zucchero perché oltre al saccarosio, accumula anche isomaltulosio, uno zucchero a maggior valore commerciale e nutrizionale. L’ingegneria genetica – ha concluso Morandini - è più mirata, più predicibile, più veloce e meno costosa di altri metodi selettivi, e quindi è più ricca di innovazione”.
Il ciclo di incontri organizzato da Confagricoltura Piacenza e Agriturist proseguirà venerdì 9 giugno all’Azienda Agrituristica Battibue con Oscar Farinetti, imprenditore, fondatore di Eataly che, portando la sua testimonianza, approfondirà l’argomento “Cosa compriamo quando compriamo del cibo?”. La rassegna si chiuderà all’agriturismo Bassanine di Monticelli d’Ongina, venerdì 23 giugno, con “MISINFORMATION - Guida alla società dell'informazione e della credulità”: la relazione tenuta da Walter Quattrociocchi, coordinatore del Laboratorio di Computational Social Science all’Istituto IMT Alti Studi di Lucca.


 




  • 1/6/2017   -   597 letture  
  • Stampa questo articolo Stampa